Nuovo decreto del Ministero dei Trasporti sugli airbag Takata: cosa cambia alla revisione, quando l'auto non può circolare e come controllare la tua auto gratis.
Se guidi un’auto immatricolata da qualche anno, probabilmente hai già sentito parlare degli airbag Takata. È uno dei richiami di sicurezza più grandi mai fatti nel settore auto, e riguarda milioni di veicoli in tutto il mondo, Italia compresa.
Il 2 luglio 2026 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha firmato un nuovo decreto (il Decreto Direttoriale n. 229/2026) che rende le cose molto più serie per chi non ha ancora sistemato il problema. In questo articolo ti spieghiamo, in parole semplici, cosa dice il decreto e cosa rischi se non controlli subito la tua auto.
Gli airbag Takata usano, all’interno del generatore che li gonfia, un materiale chimico che con il tempo si può deteriorare. Il rischio aumenta soprattutto con caldo, umidità e sbalzi di temperatura — condizioni tutt’altro che rare in Italia.
Quando l’airbag si attiva, invece di gonfiarsi come dovrebbe, il contenitore del gas può frammentarsi. Il risultato sono schegge metalliche lanciate verso chi è in auto, con conseguenze potenzialmente molto gravi. È per questo che le case costruttrici hanno avviato da anni campagne di richiamo per sostituire questi airbag, gratuitamente.
Il problema è che ancora oggi molti veicoli coinvolti non sono stati sistemati. Il nuovo decreto nasce proprio per chiudere questa falla.
Il decreto stabilisce che, finché l’airbag difettoso non viene sostituito, il veicolo resta ufficialmente classificato a «rischio grave». Questa classificazione non può essere abbassata dai costruttori di propria iniziativa: serve una validazione ufficiale del Ministero.
La vera novità riguarda la revisione auto. Da ora in poi, prima di iniziare i controlli su un veicolo, l’ispettore deve verificare se quell’auto è coinvolta in un richiamo airbag Takata, controllando il numero di telaio (VIN) sul portale del Ministero o del costruttore.
Se il veicolo risulta coinvolto, ci sono due possibilità, in base a quanto è grave il richiamo:
Qui il decreto fissa due periodi diversi, con regole diverse:
Per superare la revisione basta portare la prenotazione ufficiale dell’intervento di sostituzione (rilasciata dal costruttore), oppure una semplice autodichiarazione firmata da te che attesti la prenotazione e la data prevista. Senza questo documento, l’esito della revisione è «Ripetere».
Le regole si stringono. Se l’auto è ancora coinvolta in un richiamo e non è stata riparata, l’esito è «Ripetere» e il veicolo deve tornare a una nuova revisione entro 30 giorni. In questo periodo non puoi circolare, tranne che per andare a fare l’intervento di sostituzione. Solo dopo aver sostituito l’airbag — e presentando il documento del costruttore che lo attesta (ad esempio la fattura) — l’auto può tornare a circolare per il tempo necessario a completare la revisione.
In pratica: dal 1° ottobre 2026, se non hai sistemato l’airbag, rischi di restare a piedi finché non lo fai.
Niente. La sostituzione è sempre gratuita per il proprietario: ricambio, manodopera e materiali sono tutti a carico del costruttore. Il decreto impone inoltre alle case automobilistiche di completare l’intervento entro 30 giorni dalla richiesta, e — nei casi di Stop Drive — di offrire soluzioni di mobilità alternative mentre l’auto è ferma.
Puoi controllare subito, gratis, in due modi:
Il numero di telaio lo trovi sul libretto di circolazione, oppure inciso direttamente sul telaio del veicolo.
Il decreto tocca anche i passaggi di proprietà. Chi si occupa della pratica (agenzie di consulenza automobilistica, uffici della Motorizzazione, sportelli PRA) deve controllare se il veicolo ha un richiamo airbag Takata ancora aperto e informare l’acquirente prima del passaggio. Se acquisti un’auto con questo problema, verrai informato per iscritto — e questo ti tutela, perché saprai fin da subito cosa aspettarti alla prossima revisione.
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Per chi vuole leggere il testo ufficiale completo, ecco il Decreto Direttoriale n. 229 del 2 luglio 2026 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti:
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